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Distant Fires Burning

Dalle profonde vette della sperimentazione consapevole, fluttuando tra virtuosismi tecnici e profonda commemorazione della sensibilità artistica, Distant Fires Burning, progetto nato nel 2008 da Gert De Meester, geniale musicista Belga, narra atmosfere surreali e dolci ninna nanna. Come un diario di ricordi riemergono, attraverso la trascendente musica, attimi di vita trascorsi.

A posteriori, il nome si adatta molto bene alla mia musica. È ampio e delicato, ma sotto c’è un fuoco furioso. All’inizio del progetto stavo guardando più nello spazio (ad esempio i miei primi due album Messierobjekten e 7 Sisters), quindi i fuochi a distanza che bruciavano rappresentavano le stelle. Avevo in mente Constellation come nome di un artista, ma quel nome era già stato preso dall’etichetta di Godspeed You Black Emperor, ecc. Volevo qualcosa di unico e come tale penso di averlo ottenuto (Discogs è un ottimo riferimento per vedere se un nome è già stato preso o meno).

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Dedito totalmente al suo basso elettrico, da cui si discosta totalmente nelle prime produzioni, quali “Messierobjekten” e “7 Sister” ma che riabbraccia e culla nelle più recenti sperimentazioni, grazie a delay e tecniche di slap.

Ho una lunga storia nella musica come bassista di gruppi rock, funk e pop: “A.R.S.E.!” , “The Hindu Needle Trick“, “The Seven Laws of Woo“, “Probeerder“, … e io stesso ho realizzato la musica elettronica come “The Mental Attack” partendo da un’atmosfera orientata all‘IDM. Il mio gusto musicale è molto ampio e si riflette anche nella mia musica. Il mio lavoro come bassista, era principalmente in gruppi, mentre la mia musica elettronica era una missione solista. Ho avuto alcuni successi di basso profilo con la musica elettronica che stavo realizzando. C’era questa fantastica piattaforma BelgaElectrobel.be” dove puoi caricare la tua musica e lì ricevuti feedback e suggerimenti autentici. È stato molto utile sviluppare le mie capacità musicali. Ma una volta mi sono stufato della musica che stavo facendo. Sentivo che non era quello che volevo e avevo bisogno di creare più cose più vicine a me. Paradossalmente ho iniziato a fare musica più distanziata, ma per una necessità di avvicinarla di più a me. Quando ho sentito che questa musica si stava allontanando da quello che stavo facendo con The Mental Attack, ho scoperto che aveva bisogno di un nuovo nome. E così nacque il Distant Fires Burning.

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All’inizio di Distant Fires Burning era tutto elettronico. Non ho sentito il bisogno di usare il basso elettrico nella mia musica “elettronica”. Aveva anche una ragione più pratica, in quanto non avevo un’interfaccia decente in quel momento. All’epoca era tutto di basso profilo, solo una Daw e alcuni plugin, niente di analogo. Un grande aneddoto del tempo è che il mio primo album Messierobjekten è stato recensito come un album pieno di sintetizzatori analogici, e stavano indovinando quali sintetizzatori venivano usati (sono tutti plug-in ragazzi). Cubase Prologue, Greenoak Crystal VST (un plug-in maestoso e gratuito, altamente raccomandato) e un clone gratuito del minimoog (credo fosse Minimogue VA) sono stati ampiamente utilizzati e hanno dato i loro frutti. Per quanto riguarda il bassguitar non è stato fino al mio 2010 album Build on Me che è stato raccolto (stranamente in collaborazione con l’acquisto di un’interfaccia decente). Sono contento di averlo fatto perché ha funzionato in modo liberatorio. Ora c’è uno strumento che conosco a memoria e quale strumento migliore da usare quando vuoi diventare più personale e più vicino a te stesso. Non tutti i brani di quell’album contengono il basso elettrico poiché ero ancora un po ‘alla ricerca di modi per incorporarlo, ma lentamente ci sono arrivato. Build on Me è stato il primo album raccolto da un’etichetta. Koen Lybaert degli U-Cover Records lo ha preso sotto braccio e da allora le cose sono diventate più grandi. Quindi il basso è stato più incorporato ed è diventato una parte importante del mio suono. Adoro il suono del mio Jazzbass, lo strumento in sé è molto versatile e farei qualsiasi cosa per onorarlo. Ma tirarlo fuori dal suo contesto mi fa davvero piacere. Mostra di cosa è capace il Jazzbass, fino al punto in cui ho deciso che “For The love off … dovrebbe essere l’album in cui il basso prende il pieno controllo. “For The Love off” è un album molto personale e doveva essere concepito dal basso.

Le sue incredibili produzioni, risaltano la sua estrema sensibilità, donando all’ascoltatore un flusso continuo di emozioni che assecondano totalmente l’inconscio. Distant Fires Burning, a differenza della maggior parte dei bravi musicisti, dediti ad un applicazione sterile della tecnica avanzata musicale, con virtuosismo si discosta da questa politica standardizzata, rendendo “sensibile” le sue qualità, diventando così innovatore e grande maestro.

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Ho questo santo quadrangolo di album: Bob Marley and the Wailers – Babylon by Bus, Pearl Jam – Ten, Aphex Twin – SAW 85-92 e Biosphere – Microgravity. I primi album come Distant Fires Burning sono stati davvero ispirati dagli ultimi due album: “Electronic Bliss” che va oltre ed oltre!! Un dettaglio divertente è che sono stati entrambi pubblicati su un’etichetta Belga “Apollo Records“. Ero leggermente entusiasto a riguardo. Considero Renaat Vandepapeliere e Sabine Maes (R&S Records e Apollo records) come Clearvoyants, lo faccio ancora. Lungo la strada arrivarono Fennesz e Tim Hecker. Il loro suono ha iniziato a incuriosirmi, soprattutto il modo in cui lavorano con le dinamiche della musica. E una cosa che mi ha spinto a comprare un’interfaccia decente e ad alzare il basso è il fatto che entrambi usano le loro chitarre nella loro musica altamente eclettica. Sulla controparte ho conosciuto Jaco Pastorius come bassista e sempre più il suo modo di suonare ha iniziato a influenzarmi come bassista. C’è questa registrazione di Pastorius Playing Live Solo in Italia, pubblicata come album “Honestly” Solo Live. Dove Pastorius va da liscio, lugubre, gioioso e funky, tutto con un solo strumento il basso (un Jazzbass).

L’album “Messierobjekte” è stato il mio tentativo di riavvicinarmi alla musica, al contrario ho trovato spazio come tema che non poteva essere più lontano. Charles Messier era un astronomo francese che osservava il cielo con il suo semplice telescopio ad apertura, e chiamava “strani oggetti” comete “Messierobjekte“. In realtà si sono rivelate Costellazioni molto lontane. Con il suo semplice telescopio si ha avvicinato? In tal modo questo tema funziona come metafora di ciò che stavo cercando di fare con la mia musica. La musica è stata interamente realizzata con software, ed ho trascorso circa un anno a farlo. Dato che era il mio primo album come Distant Fires Burning, volevo qualcosa di speciale, una vera controparte fisica. Così ho avuto la copertina disegnata da Hans Bloemmen (un amico con cui ho fatto molta musica come bassista, (e uno scoop per Monopress) L’ho appena fatto venire questo fine settimana per suonare un sax su alcune tracce di Distant Fires Burning. Ne ha fatto una vera opera d’arte. Digipack a 8 pannelli. È incredibilmente bello, è un vero peccato che non ci abbia mai davvero messo il suo nome come designer, quindi per essere chiari: Hans Bloemmen è il designer, è un ragazzo fantastico! Se hai bisogno di un graphic designer, ingaggiatelo!

In “7 Sisters” rilasciato nel 2009, Fluttuano note spaziali, eco di voci del Major Tom, che muove con difficoltà ma sicuro, le sue manopole nella nave spaziale. Arpeggiatori ed echi di glitch granulari si intrecciano con il suo operato. Molto di più che un disco ambient sperimentale, sarebbe più opportuno definirlo “ProgAmbient” per la qualità delle sue ricerche di groove ed armonie, che mai stancano ed esprimono la bellezza di mondi lontani e paralleli.


L’album 7 Sisters in cui sono presenti i nomi di alcune costellazioni che Messier ha trovato, quali “Nebulosa del granchio (Messier 1)”, “Nebulosa dell’aquila (Messier 16)”, “Nebulosa Andromeda (Messier 31)”, rappresenta un ponte, con una maggiore enfasi su armonie e strumenti convenzionali, sintetizzatori e delay. Quelle tracce erano destinate all’album Messierobjekten, ma ho trovato che l’album stava diventando troppo grande. 19 tracce e oltre 2 ore di musica erano molte. Ho sempre sentito un’altra entità tra quelle tracce mentre rappresentano le pleiadi. Quindi li ho pubblicati come un altro album. CDR a basso costo, propria edizione design minimale di 50 (esaurito). in questo album senti più influenze come Steve Reich, Tangerine Dream, Loscil.

Un basso che culla, avvolge e tende la mano verso la nuova creatura musicale. In “Joni“, una ninna nanna profondamente sentita, è una dedica alla bellezza della nuova vita.

L’album Joni è una dedica a mia figlia, quando venne al mondo fu’ una grande gioia, davvero. diventare papà è stata una delle cose migliori che mi potrebbero succedere. Ed è un grande regalo!! Poiché la nascita di mia figlia è stata un’esperienza personale di Joni. La prima traccia è nata con un bassloop. Puoi sentire il battito del suo cuore come elemento percussivo e Kathleen (la mia musa permanente) ha suonato il piano.

Il basso è stato il primo strumento che ho iniziato a suonare con consapevolezza. Ho avuto questa band da giovane. Ci siamo chiamati BERSERK. Beh, avevo una chitarra, il mio amico aveva una chitarra. Ci siamo persi nella profilo basso, quindi ho trasformato il bassista. Avevo 18 anni quando ho iniziato a suonare. Non l’ho mai inserito nella mia musica elettronica fino al 2010. Sono stato influenzato dai bassisti come Flea, Les Claypool, Jaco Pastorius.

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For The Love Of“, pubblicato da Audiobulp nel 2018, alterna con consapevolezza, quiete e distruzione, field recording e slap determinati.

In For The Love Of ogni brano è stato ispirato da una foto (puoi trovare le foto qui: https://www.instagram.com/distant.fires.burning/), L’album non parla tanto di luoghi, ma di persone, sentimenti e ricordi, attraverso concetti profondi. Ero elettrizzato dal fatto che Audiobulb volesse rilasciarlo. Hanno un gran numero di artisti che riflettono l’etichetta “Flow & Exploration”. La mia musica ha avuto un grande impulso dopo essere stata pubblicata da Audiobulb.


Batelle s’éveille è la prima uscita per un concept album sulla mia casa (ancora in fase di realizzazione). Ogni anno, per il mio compleanno, lancio una traccia in free download per festeggiare. Rimane free per tutto l’anno fino a quando non arriva una nuova festa di compleanno. Vivo in un comune in cui si fondono due fiumi, è la periferia di una città più grande. La vita è tranquilla e ti invita ad uscire respirando la natura. Adoro questo posto e tendo ad avere il mio tascam a portata di mano per registrare l’ambiente. Le registrazioni sul campo, field recording, sono un ottimo modo per arricchire la tua musica, poiché penso che possa dare al tuo suono una trama eccezionale. È un dato di fatto che dà alla tua musica una sorta di progetto geografico, crea un’identità.

L’arte grafica e la fotografia sono forme d’arte che hanno un impatto su di me. Ho alcuni artisti che mi toccano ad alto livello Caspar David Friedrich, Alan Lee (per le interpretazioni del suo Signore degli Anelli), ma anche l’arte più astratta di Kandinsky, Mondriaan e di natura più recente le opere del mio ex label Koß Koen Lybaert o le opere architettoniche di Cui Jie. Oltre a ciò, considero la mia musica esattamente attraverso la cultura in quanto presta aspetti di diverse culture, africana, asiatica, nordica …

Nel 2011, viene pubblicato dalla Cosoulting Sounds, Magnetic Fields & Zero Dimension Planes grazie alla collaborazione con produttori: Blyndhæð, Distant Fires Burning, IAM., Mirko Uhlig, Monotonos, N, Nihilum, Premonition Factory, Simulacra, Soundsketching and Tzesne Monotoni soundscapes, chitarre drones fluttuanti tra dark ambient, field recordings e elettronica new age ambient. 

“Magnetic Fiels & Zero Dimension Planes” è stata una raccolta pubblicata su Consouling Sounds nel 2011. Dato che tutti gli artisti coinvolti hanno pagato il loro contributo, ne abbiamo ottenute 250 copie ciascuno. Tendo a usare questo album come extra quando le persone acquistano album fisici attraverso il mio bandcamp. Per il consouling è stato un modo per riunire la musica di persone affini.

Compongo i miei album con il mio American Series Jazzbass, collegato ad Ableton e Max/Msp for live su un macbook pro. Non ho uno studio principale a casa. La mia attrezzatura è sempre impostata come se stessi suonando dal vivo, quindi quello che vedi quando suono dal vivo è fondamentalmente quello che ho. Tendo a creare i miei effetti principalmente in Max/Msp o combinando plugin. Alcuni dei miei preferiti sono Effectix (Sugar Bytes), il delay di Ableton, il riverbero e il Beat Loop. Sto sperimentando un po ‘con il software Audiobulbs Ambient e fino ad ora suona alla grande. Da due anni ho un Roland Gaia SH-01. È un sintetizzatore abbastanza versatile. i pochi synth su “For The love of…” sono tutti realizzati su Gaia.

Gert De Meester, contribuisce così ad arricchire la musica ambient moderna, distinguendosi per la sua profonda sensibilità, per il grande talento come bassista e produttore.

Per me la rivoluzione sta nel fatto che faccio quello che voglio fare, la cosa che mi sta più vicino e la gente la raccoglie. Tutti provengono da Internet, ma fino ad un certo punto e dato il fatto che chiunque può fare musica ora con un laptop decente, sono solo persone felici che reagiscono alla mia musica. È la cosa migliore che un musicista possa chiedere!

Le cose stanno andando veloci per Bruciare il fuoco a distanza adesso.

1) Sono in un progetto con l’artista giapponese Seigo Aoyama (un compagno di etichetta).

2) Ho un progetto Bassbient in anticipo.

3) Collaboro con i due fantastici musicisti Stratosphere (aka Ronald Mariën) in Misantronics (Serge Timmers) come Synchyse (ci siamo riuniti dopo esserci collegati su questo album: https://stratosphere2.bandcamp.com/album/collaborations-i

ecco un video della nostra prima esibizione insieme:

E ultimo ma non meno importante
4) Sto lavorando con il mio amico Pieter Delafortrie per finire le canzoni di un Synth pop project “2questionmarks”.

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Havdis produttore compositore musica ambient Norvegese intervista Dark Ambient Italia drone field recording

Il mare dentro: Oscillatori sonori e altre onde marine di Havdis.

Odd Jensen, in arte Havdis, rappresenta attraverso le sue visioni sonore, scenari marini e ghiacciai Norvegesi, unendo armonie eteree e cori ancestrali.


Nel 2012 “The Hidden Islands” (gterma011) viene pubblicato dalla Gterma, netlabel attiva nel panorama ambient e field recording, abbracciando totalmente l’idea di trasporre visioni naturalistiche in musica. Inizia così la splendida evoluzione di Havdis.

Havdis produttore compositore musica ambient Norvegese intervista Dark Ambient Italia

Havdis è un nome Norvegese per nebbia dell’oceano (o nebbia). Qui nell’Artico spesso arriva di sera dopo una giornata di sole in estate. A volte crea atmosfere misteriose e malinconiche. Il logo SC, l’immagine nebbiosa dell’isola è una vista da fuori casa mia.”


Havdis produttore compositore musica ambient Norvegese intervista Dark Ambient Italia

“La mia rivoluzione musicale risale a circa 20 anni fa, quando i computer divennero improvvisamente strumenti decenti e utili per la produzione di musica e suoni. Mi ha aperto una porta, e sono sicuro che lo ha fatto per molte persone. Dopo molti anni passati a farlo solo per piacere ed amore, sono stato contattato dal bravo Johan Rehn e ho pubblicato tre album in CD (sì, il buon vecchio CD) sulla sua eccellente etichetta svedese Gterma tra il 2010 -2016.”

Processi lenti di guarigione terrestre, strumenti trascinati in un pianeta sofferente contrapposti ad una calma pacifica che spesso diventa tempesta.

“Mi sono appassionato a questo tipo di musica dopo aver ascoltato la maggior parte dei tipi di musica “moderna”, ed ero un fan di prog.rock e dark indie. Ho quindi iniziato a sperimentare con suoni elettronici e basati su synth, e l’ambiente è diventato naturale. Esprime moltissimo le mie emozioni.

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“La musica è un po’ spirituale per me e crearla è una sorta di meditazione. Quindi forse è per questo che trasmette calma e lentezza. Sono molto legato al mare (ci sto lavorando per vivere, e ho la mia casa su una piccola isola sulla costa). La mia vista è spesso il mare, il cielo e l’orizzonte. Penso che sia entrato nelle vene in qualche modo.”

In un mondo caotico, veloce e superficiale, le calme frequenze di Havdis urlano nella pace messaggi di salvezza. La spiritualità della natura, la nostra primordiale nonna, madre e sorella, nonostante le continue violenze accarezza con dolcezza l’uomo e figlio, che distratto la ignora. La sua arte è l’axis mundi che si pone tra l’arte e madre natura. “Cloud into the sea” è un omaggio alla sua terra, offrendo ai suoi ascoltatori un album ambient in free download.

“I miei suoni sono ispirati da questo ambiente artico costiero e dal respiro lento della natura e delle stagioni che cambiano. Sono anche molto preoccupato per il continuo cambiamento climatico e per la distruzione della natura da parte dell’uomo. Ho una piccola speranza che le persone, ascoltando le mie “creazioni sonore” possano collegarle alla cura della nostra natura.”

Attraverso una sapiente e ponderata ricerca sonora ed armonica, in “Nightbreeze” (gterma033) pubblicato da Gterma nel 2013, Havdis rappresenta un mondo pacato, come in un rito pagano e omaggio spirituale, cori e tenori baritoni annunciano l’inizio della celebrazione.



“Vivo in un’area silenziosa e remota, con suoni quasi esclusivamente di naturali, quindi registro spesso alcuni “ambienti” e li utilizzo come parti o tappeti nei miei lavori. “

Un vento freddo, acqua benedetta e sottili percussioni, simili a zampilli d’acqua, avvolgono arpeggiatori tipici di sintetizzatori roland con flashback rimandano ad un tempo passato.

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“Non uso molti campionamenti fatti da altri, tranne a volte usati come forme d’onda dell’oscilatore in un sintetizzatore.”


“Uso un computer laptop, un synth hardware (Waldorf) e un controller / tastiera midi e molti sintetizzatori software (in NI Absynth speciali) ed effetti.”

Nel 2016 Havdis compone “Novemberlys” (gterma044) pubblicato sempre da gterma. Aumentano gli ambienti, le grotte cupe dell’ignoto si uniscono a sonorità extraterrestri, suoni gutturali e viaggi paralleli esprimono evoluzioni di consapevolezza eterea che si avvicina ad influenze dark ambient. Havdis scava a fondo partendo dallo strato superficiale della terra, per poi inoltrarsi nelle caverne più oscure al centro del nucleo, custode di segreti mai esplorati.

“Non posso dire di avere un progetto sonoro parallelo, ma a volte uso Oar come nome d’arte. Non c’è nessuna grande differenza, forse un po’ più dark. Il futuro progetto sta finendo un nuovo album in uscita in un futuro non molto lontano.”

Oar sarà forse l’evoluzione mistica narrata in “Novemberlys”?

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Xtematic ambient industrial noise music Xernex label records

Xtematic: paesaggi industriali e rivoluzioni noise.

Xtematic è la manifestazione dell’alter ego di Marko Jović (nato in Croazia, Osijek, 3/3/1994), attivo dal 2011. Marko ha iniziato la sua vita artistica ascoltando vari stili di musica elettronica come techno, breakcore, drum’n’bass, trance, hardcore, industrial.


Dalle più profonde sonorità ambient, alla noise distruttiva e caotica, inizia così la sua rivoluzione musicale. Le sue composizioni, in continua evoluzione, manifestano paesaggi interiori non sempre chiari e distinti, nascondendo spesso messaggi criptati dalle manipolazioni multilayer e noise.

“Forgotten Stories Of Dark And Cold Places è uno dei miei lavori precedenti, pubblicato dalla sorprendente etichetta Abandonment dalla Bulgaria. Intro and Outro è stato prodotto dal talentuoso artista francese No Way Out. La storia dietro questa versione è collegata alla vecchia università agricola che è stata danneggiata durante la guerra con la Serbia. Si trova vicino alla città e ai suoi abbandonati e in rovina. Con il mio amico di scuola superiore, Roko, ho spesso visitato il posto e ho fatto delle foto (lo visita ancora a volte). Questo posto mi porta sempre dei sentimenti speciali – allo stesso tempo mi fa bene e nel modo sbagliato, allo stesso tempo mi sento molto rilassato quando ci sono ma anche depresso. Mi fa pensare alla mia città natale Osijek e a tutti i danni causati dalla guerra. Sentirsi come la depressione è un grande mostro che distrugge proprio come la guerra. Chiunque ne soffra deve trovare il modo di combatterlo, la propria guerra personale.”

La guerra, come mezzo distruttivo, la guerra come mezzo personale di distruzione. Ad ogni lotta interiore corrisponde una ricerca, uno sviluppo ed un modo di esternare le proprie idee. Così Xtematic decise di costruire la sua dimora musicale, circondandosi di artisti dalle sue stesse ideologie.

“Ho avviato la mia etichetta Xernex nel 2013 e l’ho chiusa quest’anno. L’idea principale di Xernex era quella di connettere varie persone attraverso l’etichetta / musica e poiché non c’erano molte etichette Croate sperimentali e rumorose, sentivo che dovevo fare qualcosa. Ha 60 uscite e penso che in questo periodo ho raggiunto il mio obiettivo. In tutto questo, ho incontrato molte persone interessanti e nuove che mi hanno aiutato a scoprire nuova musica e ad avere nuove idee sui miei progetti. Grazie ancora a tutti!”


L’arte noise è bellezza nel caos, giochi di luce in un temporale, solo osservatori ed ascoltatori attenti riescono a cogliere le bellezze dell’arte concettuale ed astratta.


” Al momento sono maggiormente concentrato sul mio progetto Xtematic, che è il principale.

In tutto questo, sto cercando di esplorare il suono e me stesso, cercando di vedere che tipo di interessi diversi ho, che tipo di temi e concetti mi attraggono.
È un progetto che non è basato su un campo o tema specifico.
Ho altri progetti come Antisocial Block (Harsh noise wall / Ambient noise wall), Asimonde (dark and oscura ambient / drone), Marko Jovich (field recording, drone e simili) ma al momento non sto lavorando su di loro.
In passato ho avuto anche un progetto di collaborazione con un altro artista – SR90.”

Un processo di ricerca e scoperta, quella dell’artista visionario Xtematic, in continua evoluzione e condivisione di interessi e culture con altri produttori. Il buon destino accompagna lungo il tragitto, chi è disposto a tendere la mano verso il prossimo, e lui ha condiviso molto le sue scelte.

“Oltre alla musica e al suono, mi interessano la fotografia, il video, la grafica, le belle arti, il cinema, l’installazione e la mappatura audio / video, le performance artistiche, un sacco di cose. Le diverse arti mi influenzano in modi diversi e mi danno ispirazione per le mie creazioni. Sto anche terminando il corso di Media design presso l’Università del Nord, quindi penso che tutto sia collegato in questa prospettiva.”

L’espressione ha mezzi infiniti, dal caos interiore estrapola i suoi messaggi, destinati ad un mondo che difficilmente comprende la sua profonda bellezza. 


In un mondo caotico, disinteressato ai suoi dettagli che lo rendono “differente” in ogni sua piccola parte, Xtematic riesce a trovare, catturare e trasporre, ogni dettaglio che altri non notano, piccoli parti di mondi che si incontrano, lasciando davvero un misero spazio alla randomizzazione.


“Penso che il suono, il mio interesse in esso, sarà sempre parte di me e della mia vita in questo o in un altro modo. Sarebbe molto strano per me vivere senza questo interesse, penso che mi ucciderei o qualcosa del genere. Il più delle volte provo ad analizzare il suono, anche quando sono seduto nella mia stanza e sento gente che parla o il rumore della strada.”



Dunque ogni rumore ha un suo linguaggio, ed ogni suono catturato è un piccolo tesoro da preservare, con l’unicità di centinaia di armonici che avvolgono la percezione dell’ascoltatore, ed è questo che rende unica ogni sua composizione.

“Non apprezzo l’ossessione per la mia arte, così come non apprezzo la musica di plastica moderna, come la trap e l’EDM commerciale. E’ difficile gestire un’etichetta con le massive richieste di release e spam. Diversamente apprezzo l’espressione senza parola, con persone simili, e la sensazione di sentirsi parte di qualcosa, con motivazione e lotta quotidiana e libertà.”

“Penso alla morte quasi tutti i giorni, penso che sia un argomento molto interessante e la maggior parte delle persone ne ha paura, perché è sconosciuta. A volte penso alla morte come ad una sorta di cambiamento e annientando in me, ogni emozione. Ma in qualche modo mi fa paura, è una reazione normale. Secondo me, i pensieri sulla morte possono dipendere dal tipo di vita che hai, se vivi felice, forse anche finto, tutto il tempo lo temerai, se vivrai all’ombra o tragicamente sarai meno esposto alla paura. Per l’arte può essere una grande ispirazione come concetto o argomento – per esempio, in un film come “Enter the Void” di Gaspar Noé. Alla maggior parte delle persone non piace parlarne perché non possono accettare la realtà delle nostre vite in questo modo. La perdita può essere una cosa terribile, ma a volte può essere d’aiuto. La mia percezione dei suoni dell’aldilà si basa su che tipo di umore sono, a volte penso che possa suonare come un’armonia, bello e puro, a volte lo immagino come un suono di oscurità e terrore e a volte penso che non esista , avvolto da totale silenzio”


“Contamination” (XE19 – 2014) è un album intenso, pieno di contenuti sonori e visivi. Una telecamera di sorveglianza, artwork dell’album, è un messaggio provocatorio di allerta. Contaminazioni, attraverso il featuring di Re_a, ricorda il caos del substrato tecnologico, elettricità e forse, chitarre elettriche con feedback ed overdrive massivo. Ma anche elementi hardcore, come ad un rave di incubi e deliri. Al termine il risveglio, lento e pacato fatto di drone e dark ambient.

La mia contaminazione è probabilmente la mia ossessione per la verità e il pensare troppo.
Ho un cervello, che pensa molto, il più delle volte, e che a volte può essere molto devastante.
La caccia alla verità non è una cosa buona per il tempo moderno – la maggior parte delle persone che sono reali e fedeli a se stesse non vanno a buon fine.”

“La mia contaminazione è probabilmente la mia ossessione per la verità e il pensare troppo.
Ho un cervello, che pensa molto, il più delle volte, e che a volte può essere molto devastante.
La caccia alla verità non è una cosa buona per il tempo moderno – la maggior parte delle persone che sono reali e fedeli a se stesse non vanno a buon fine.”


Varie opere d’arte, alcune a sé stanti, non contestualizzabili rispetto l’ottica di uno storytelling di un album, ma che esprimono piccoli mondi e piccole storie atemporali ed astratte.

“Penso di avere una raccolta astratta delle mie opere d’album, la maggior parte di esse non si accompagnano e sono come cose isolate. Ogni opera d’arte dipende dalla musica e dal suono, questo è il punto di partenza e lo sarà sempre. Per me questo tipo di posti ha un grande valore: sono monumenti. Alcuni nascondono molti segreti, alcuni sono spaventosi e alcuni sono semplicemente vuoti. Mi piace molto l’esplorazione urbana e spero che in futuro potrò fare di più. L’estetica del decadimento è sempre stata il mio interesse per questo aspetto.”

“Guardando attraverso i Balcani, l’area in cui vivo, i miei lavori si discostano largamente dalle norme sociali.
Penso che la maggior parte della gente qui non la capisca o pensi che io sia pazzo. Le mie ultime tracce sono basate su bugie culturali e spero che verranno rilasciate presto. Le bugie culturali mi hanno sempre ispirato: le persone false, la società moderna, tutte queste cazzate che ci vengono servite possono essere un’ottima fonte di ispirazione. È sempre divertente vedere come ora, sempre più persone si tatuano, si colorano i capelli, conosci tutte queste tendenze moderne, ma la maggior parte di loro sono uguali quando si guarda la loro personalità e il modo in cui agiscono.
Mi è sempre piaciuto ascoltare musica diversa e penso che sia un bene per me perché la musica diversa mi influenza in modo diverso. Techno, hip hop, metal, jazz, rock, ambient, dub. Se un traccia è buona, io la ascolterò e probabilmente la analizzerò.”

“L’inizio del mio viaggio (produzione musicale) inizia quando avevo 15-16 anni. A quel tempo stavo scoprendo molti progetti diversi (lo faccio ancora) e stili. All’inizio la mia struttura sonora e il mio design erano molto basilari con solo pochi layer sonori (per lo più erano 1-3 layer). Stili come noise e ambient, aspro e sperimentale, sono stati il ​​mio punto di partenza. Inizialmente il mio obiettivo era solo quello di creare un suono più duro o più scuro, in quel momento non ero così ossessionato dal sound design.”

“Mi piace usare Ableton live e Korg nanokontrol per la mappatura. Attraverso di esso modifico i suoni che ho creato con hardware analogici (pedali, microfoni a contatto, mixer e audio). Ma ora mi concentro molto sul campo della registrazione: mi piace manipolare i suoni che provengono dalla natura, dalle strade, dalle fabbriche abbandonate e da altri luoghi. In questo modo posso praticare di più le mie abilità nel sound design ed è anche più interessante di fare musica con VST e cose simili.”

“A volte mi piace che tutto sia in una forma e talvolta completamente libero. È tutto basato sul sentimento.”


“Infected Shaping”  (XE23 – 2014 – Xernex) è pace e guerra, come un simbolo di rivolta interiore, i suoni strazianti, alternati a momenti di pace sono l’apoteosi di una catastrofe annunciata, senza un reale concretizzazione del disastro. In collaborazione con Stone Wired, che a differenza di Xtematic, esprime il suo dolore attraverso frequenze medie e più inclini alla drone music. Field recording con delay in fabbriche abbandonate e gemiti, come messaggi subliminali distorti. Ma non mancano assolutamente armonie e buone scelte sonore.

“Infected Shaping è la release che ho realizzato con il progetto death-industrial dall’ungherese Stone Wired. Ci siamo messi in contatto quando mi ha inviato alcune delle sue release musicali via posta. Mentre mi ricordo che il japa-noise stava facendo molta influenza su di me in quel momento e stavo cercando di ottenere questo tipo di estetica.”

“La mia rivoluzione musicale è basata sulle mie esperienze di vita. Sarà sempre così. Troverò sempre alcuni temi della mia vita che mi daranno ispirazione: amore, odio, solitudine, gioia, tristezza, qualsiasi cosa. Non è una specie di anarchia o di un simile progetto ispirato. La maggior parte delle persone che conosco pensano che io stia facendo solo rumore che è sbagliato.”

“Sono uno studente di 25 anni dalla Croazia a cui piacciono le cose “insolite”. Per chi volesse, può contattarmi tramite la mia e-mail o altre pagine. La mia opinione sulla cultura moderna è per lo più negativa – penso che sia marcio, finto e pieno di merda, anche se l’umanità moderna è una divertente. Naturalmente le persone che apprezzano qualcosa esistono ancora, ma la maggior parte di esse sono semplicemente vuote e prevedibili.
È un grande scherzo proprio come direbbe Joker. In futuro, spero che i valori reali tornino.”


Monopress e Simone Marolda ringraziano Marko Jović per l’intervista, sempre pronti ad ascoltare ogni sua nuova release.

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Dedekind Cut: La percezione del genio.

Il suo ultimo album “Tahoe” ambient sperimentale e mistica unione di sonorità orchestrali astratte.

Fred Welton Warmsley aka Dedekind cut, è un produtture californiano, figlio della Kranky Records, con il suo ultimo album “Tahoe” segna in modo indelebile la scena ambient mondiale.

Totalmente distaccato dalle sue origini “underground hip-hop”, si rifugia in paesaggi sonori fatti di field recording, strings ancestrali e lirica astratta. I massicci utilizzi di riverberi “Church” lunghi rilasci, lo allontanano dall’ambient totalmente chiusa e mainstream, avvicinandosi a percezioni Burialane, meno urbane e più “mistiche”.

Il suo sapiente utilizzo di Max/MSP, e delay granulari, rendono la sua musica fluttuante ed elegante, senza clichè e randomizzazioni tipiche di autori meno attenti a dettagli.

Armonie in abissi sonori accompagneranno la spazializzazione sonora, mentre sonorità nervose sconvolgono l’ascoltatore viandante, come in “Spiral”, con un sound design curato, che ricorda feedback disturbati ad un concerto post-rock.

Banksy, alla biennale di Venezia.

Il re della Street Art, Banksy, espone senza autorizzazioni davanti alla biennale di Venezia, una grande nave da crociera, attirando l’attenzione dei passanti e relativi apprezzamenti. Sul suo profilo instagram compare un video, dove si vede costretto ad allontanarsi dai vigili, che forse non hanno riconosciuto l’estro del grande artista o troppo ligi al dovere.

C'era una volta a... Hollywood Quentin Tarantino

Quentin Tarantino a Cannes con “C’era una volta… a Hollywood” ispirato dall’assassinio di Sharon Tate.

Il cast con Brad Pitt e Leonardo DiCaprio, Margot Robbie, Dakota Fanning, Al Pacino, Kurt Russell, Emilie Hirsch e Tim Roth, presentato a Cannes.

L’assassinio di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski ad opera di Charles Manson, è sempre stato circondato da un alone misterioso e generando interesse, attirando dopo 50 anni, l’attenzione di Quentin Tarantino.

«Io sono di Los Angeles, sono cresciuto qui, avevo 7 anni nel 1969 e questo è davvero un film di Los Angeles, dove ho già ambientato Jackie Brown e Pulp Fiction. È il film più vicino a Pulp Fiction che ho fatto, perché racconta di una coppia di protagonisti e dei moltissimi altri personaggi che incontrano, disegnando un grande arazzo di tutta la città».

Risponde così Tarantino per presentare il suo Film.

Presentato in concorso e prima mondiale al Festival di Canness 2019, verrà distribuito a Settembre dalla Warner Bros Entertainment. “Once upon a time in Hollywood” data di uscita prevista per Settembre 2019.

Per favore non spoilerate


Lanciando così la campagna con l’hashtag “#NoSpoilersInHollywood

Di cosa parla “C’era una volta a Hollywood”?

E’ ambientato nella Los Angeles nel 1969, periodo di rivoluzione Hippie e new age. L’attore televisivo Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e la sua controfigura Cliff Booth (Brad Pitt) sgomitano nella scena Hollywoodiana dedita alla banalità e al fruibilità collettiva.


Ma chi era Charles Manson?

Charles Milles Manson (Cincinnati, 12 novembre 1934 – Bakersfield, 19 novembre 2017), era un omicida Statunitense, mandante dell’assassinio di Sharon Tate e quattro suoi amici, e quello di Leno LaBianca e sua moglie. Anche Sergio Leone venne invitato alla villa dalla stessa Sharon, ma per fortuna declinò l’invito.

Un’infanzia sregolata e figlio di, quella che lui dichiarva “una prostituta”. Dopo vari problemi legati alla negligenza della madre, venne trasferito in un Istituto d’infanzia indiano. Da li iniziò il suo cammino verso il mondo della spiritualità, e figlio di un tempo mistico, sviluppo capacità oratorie e di persuasione. Dopo anni di studio di massoneria, necromanzia, magia nera, esoterismo, chirosemantica, motivazione subliminale, e ipnotismo. Formò “La Famiglia”, coinvolgendo un gruppo di adepti che assecondavano le sue idee, e apprezzavano la sua musica.

Dopo gli insuccessi nel mondo musicale, Manson si dedicò totalmente a “La Famiglia”. Il 9 agosto 1969 ordinò l’assassinio a Cielo Drive, una villa dove precedentemente aveva incontrato Terry Melcher, produttore per la Columbia Records, che non aveva destato interesse per il giovane musicista Manson, che cercò vendetta attraverso l’omicidio. Quella stessa villa era stata acquistata da Roman Polaski e Sharon Tate, e proprio quella proprietà segno il triste destino di Sharon. Roman Polaski era a Londra per le riprese di “Rosemary Babe”, e qui il misterioso caso “La storia di un aborto demoniaco” per dirla breve, e proprio la stessa Sharon era incinta durante la sua esecuzione.

Dopo anni di processi, Manson scontò l’ergastolo e morì nella sua cella il 19 Novembre 2017, avvolto di svastiche e deliri.

Trailer ufficiale del nuovo film ci Tarantino “C’era una volta… a Hollywood”